Thursday, January 5, 2017

Traditional Food of Albania

Fertile climate, nearness to the sea and cooperation with the neighboring countries have had a huge impact on diversity and profusion of Albanian cuisine. Variety of dishes was adopted from the Byzantines, Venetians and Arabs. In Albania you can taste spider crab brodetto or risotto just like in neighboring Spain. The Albanians borrowed chevapchichi, razhnichi, many types of moussaka and sure enough pilawa from Yougslav cuisine (Figure).

The basic components of almost all dishes are meat and vegetables. You can taste practically traditional croquettes called «chofte», shish kebab and other familiar dishes here, but each chef adds his own traditions and tastes to them.
Albanian cuisine can be nominally divided into three regions:
1. Cuisine of northern regions of the country.
The main foodstuff here is grinded corn. It is used to bake bread and make various types of sweet and salty national dishes.
Kidney beans, potato, carrot and cabbage are grown and consequently used for making food in the northern regions of the country as well. Onion and garlic are added to almost all dishes. Climate of the north is favorable for growth of cherry, pump, walnut and almond. Plump is the main component of the Albanian national drink Rakia.
Traditional dishes here are meat or vegetable casserole, petula (which resembles Russian bliny), rice boiled in meat or vegetable broth, pasta, chicken and rice, sudjuk (a kind of salami), eggplant and egg or parsley filling, sweets and corn flour cakes.
Culinary art of Shkoder is at the head of the table of all northern regions. Fish dishes are extremely popular here as there are a lot of rivers and lakes in this town. Carp and acne are the most common food ingredients, they are roast in an oven or a baking oven, grilled and used as a soup ingredient.
2. Cuisine of central part of the country.
Plentiful soil and fertile climate of the center of Albania are favorable for growing almost all vegetables and fruit. Variety of animals and poultry is also a characteristic of this region - chickens, ducks, geese and turkeys are raised here. Variety of such fish as flounder, perch, acne, sole, gray mullet lives in the Adriatic sea.
Traditional dishes here are meat baked in yogurt (Tav Elbasani), curd stew, egg cakes, cabbage cakes, spinach cakes, white cheese cakes, nettle cakes, liver and curd and balokume dessert.
3. Cuisine of southern region of the country.
Stock-rearing is popular here, so milk and other dairy are often used as foodstuffs. This part of the country is also well-known for its production of various types of hard and soft cheese. And kefir made in the south is so thick that you to cut it with a knife. Warm marine climate provides ideal conditions for growing citrus cultures and olives. Olive oil is also everywhere here – people use it for frying, they add it to different salads and use it as a skin humidifier. The olives are canned and added in various dishes.
Popular meat dishes are stewed meat and onion (chumlek), veal stew (ferges), lamb meat and yogurt (tave-kosi and tave-elbasani), beef roast in fermented milk sauce (rosto-mi-salche-kosi), sheep pluck stuffed with meat and vegetables (kukurech), beef stew (chomlek), cabbage rolls (sarma), meat stew with vegetables and potato (guvech), roasted whole sheep head and barbeque with vegetables. Meat is traditionally served with pilawa (rice) and miscellaneous greens.
In summer cold soup called «tarator» serves before the second dishes is highly popular. This soup contains water acidified with vinegar or sour milk, lettuce or cucumber, garlic, fennel, walnut, olive oil and spices. Tarator is sometimes served with ice.

Cucina italiana

La cucina italiana si è sviluppata attraverso secoli di cambiamenti politici e sociali, con radici che risalgono al IV secolo a.C. La cucina italiana stessa è stata influenzata dalla cucina dell'antica Grecia, dell'antica Roma, bizantina, ebraica e araba e normanna. Importanti mutamenti si ebbero con la scoperta del Nuovo Mondo e l'introduzione di nuovi ingredienti come patate, pomodori, peperoni e il mais, ora fondamentali nella cucina ma introdotti in quantità solo nel XVIII secolo. La cucina italiana è conosciuta per la propria diversità a livello regionale, abbondanza nel gusto e nei condimenti, è inoltre ritenuta la più famosa nel mondo, con influenze a livello internazionale, tanto che l'emittente televisiva statunitense CNN la colloca al primo posto tra le cucine più apprezzate a livello globale.[1]
La caratteristica principale della cucina italiana è la sua estrema semplicità, con molti piatti composti da 4 fino ad 8 ingredienti. I cuochi Italiani fanno affidamento sulla qualità degli ingredienti piuttosto che sulla complessità di preparazione. I piatti e le ricette, spesso, sono stati creati dalle nonne più che dagli chef, ed è per questo che molte ricette sono adatte alla cucina casalinga. Molti piatti che una volta erano conosciuti solo nelle regioni di provenienza, si sono diffusi in tutta la nazione. Il formaggio ed il vino costituiscono una parte importante della cucina, con molte variazioni e una tutela legale specifica, la Denominazione di origine controllata (DOC). Anche il caffè, specialmente l'espresso, è divenuto importante nella cucina italiana.

Storia della cucina italiana dell'Ottocento

La cucina ottocentesca italiana è caratterizzata dal proliferare dei ricettari domestici municipali, da una crescente attenzione alle esigenze delle case borghesi, sia in materia di costi che di approvvigionamenti, e da una editoria vivace che si rivolge alla famiglia e attraverso di lei alla servitù. 
I libri di cucina, di modesta apparenza, offrono un ritratto gastronomico moderno delle classi abbienti, lontano sia dall'autarchia rurale che dal cerimoniale di corte, sempre attento al costo delle vivande e alle competenze della servitù. Il ricettario municipale non è dunque lo specchio di una economia e di una cucina di territorio, ma di una classe che, a tavola, nelle buone occasioni, prende le distanze da essa, e ostenta una certa cultura. 
Le vivande viaggiano da città a città, e nei centri importanti la nozione di cucina casalinga è aperta a prestiti e a curiosità.
Questi ricettari si rivolgono, da Napoli a Milano o Palermo a «madri di famiglia, o donne di governo, o uomini che, non portati alle cure più gravi, si fanno dell'arte di condir le vivande, una innocente occupazione». 
Le ricette riflettono un gusto per le preparazioni semplici, ma non necessariamente locali. Figurano le frittelle alla romana, i maccheroni alla napoletana (con ragù al pomodoro) e alla milanese (con burro e parmigiano grattugiato). Se la pertinenza dell'origine di questi ultimi è discutibile, la presenza di gattò, sartù e pasta bignè non ha bisogno di essere giustificata altrimenti che con il modello francese. 
I ricettari domestici del XIX sec. rendono sempre più ibridi il modello francese e il patrimonio locale mescolando piatti d'ineguale costo e impegno, fondendo tradizioni di casa e d'osteria, semplificando i piatti complessi e arricchendo quelli popolari.
Ovviamente la cucina di casa non è l'unico argomento dei ricettari rivolti al mercato. Chi ambisce a una tavola ricca e diversificata, per esempio a Napoli, può consultare libri come “La cucina teorico pratica” di Ippolito Cavalcanti duca di Bonvicino (1837). 
Testi del genere sono sopratutto destinati ai professionisti. Utili ad offrire una testimonianza della ricerca culinaria, e ad aggiornare coloro che operano ad alto livello, senza economia. Si tratta di raccolte destinate a mostrare come si decora il piatto e lo si serve in tavola. La loro pubblicazione è giustificata dall'apertura dei grandi alberghi turistici con ristoranti, dalla formazione dei cuochi, e dopo l'unità d'Italia dalla crescente sensibilità per una terminologia nazionale.